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Il giardino di Virginia Woolf

Mi raffiguro spesso uno scrittore immerso nel suo lavoro di creazione mentre osserva il suo giardino da una finestra. È lì che immagino l’ispirazione condensarsi in una parola, una frase… Ed è in quell’atteggiamento che spesso ho immaginato Virginia Woolf: una scrivania contro una finestra, lei seduta, un manoscritto davanti, lo sguardo perso nel giardino. Quello di Monk’s House, Rodmell (Sussex), nel sud dell’Inghilterra. Caroline Zoob ce lo racconta nel libro Il giardino di Virginia Woolf, Ed. L’Ippocampo.

Sarebbe forse più corretto chiamarlo giardino di Leonard Woolf, marito di Virginia: il vero appassionato di piante in famiglia era lui! Ma se si pensa alla notorietà che la scrittrice ebbe già in vita con i suoi fortunati romanzi, ed alla conseguente opportunità per questo luogo di sopravvivere ai suoi stessi proprietari, allora forse il lavoro di Virginia per questo giardino è stato ancora più grande!

Ad occuparsi attualmente di Monk’s House è il National Trust (corrispettivo per l’Inghilterra del nostro FAI, Fondo Ambiente Italiano), tramite gli affittuari cui di volta in volta affida la proprietà. E Caroline Zoob, autrice del libro, ne è stata appunto l’ultima locataria. Per dieci anni se ne è presa cura, ricostruendo attraverso i diari la storia di un luogo dall’atmosfera unica, che suscita nei visitatori grandi emozioni. Le stesse ispirate dalla vita e dai romanzi di una scrittrice tra le maggiori figure di rilievo della letteratura del ventesimo secolo.

Del lavoro della Zoob ho apprezzato le descrizioni dettagliate di tutti gli angoli di questo giardino, presentati nelle numerose mappe disseminate lungo i capitoli e ritratti nelle bellissime foto di Caroline Arber. Viene da cercare Monk’s House su Google Maps e sognare un viaggio alla volta dei giardini inglesi, passando magari per il castello di Sissinghurst (ripercorrendo così anche momenti della vita di Virginia Woolf, che con Vita Sackville-West ebbe una relazione molto importante).
Ho gradito la maestria nel riportare passi dei diari senza che risultassero un forzato e monotono elenco di informazioni. Ma soprattutto ho letto un libro onesto, che racconta anche delle difficoltà nel risalire a tutte le varietà di piante coltivate a suo tempo da Leonard e della necessità di rispettare le trasformazioni di un giardino che, in quanto tale, vive, non può essere imprigionato nel tempo.

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